Nel Cinquecento Lampedusa era quasi disabitata e le cronache ne parlano poco. Un episodio però finì nei libri di storia: il naufragio di una flotta dell’imperatore Carlo V.
La cronaca di Fazello
Lo racconta lo storico siciliano Tommaso Fazello nel De rebus Siculis, stampato a Palermo tra il 1557 e il 1558. Fazello descrive Lampedusa come la maggiore delle isole Pelagie, allora deserte, e spiega il suo nome con i lampi che vi si vedono spesso. Poi aggiunge:
Quest’isola è diventata famosa a’ miei tempi, per cagion dell’armata di Carlo V imperatore, di cui era capitano Antonio d’Oria Genovese, il quale miseramente vi fece naufragio.
Cosa successe
All’inizio di luglio del 1551 Antonio Doria partì da Messina con quindici galere cariche di viveri per «Africa», come si chiamava allora la città di Mahdia, in Tunisia, da poco tolta ai turchi. Una tempesta improvvisa, con vento di grecale secondo la relazione dello stesso Doria, spinse di notte la flotta contro le coste nord ed est dell’isola.
Secondo i documenti studiati dalla Soprintendenza del Mare affondarono tre galere di Antonio Doria (la Capitana, la Speranza e l’Amicizia), le due del marchese di Terranova, la Patrona dei Grimaldi signori di Monaco, la Gatta di Vincenzo Cicala e la Califfa di Sicilia. Altre navi si salvarono a Cala Pisana.
I cannoni ritrovati
Tre secoli dopo l’isola era già colonia borbonica. Una nota del giugno 1853, conservata all’Archivio di Stato di Agrigento, parla di tre cannoni e di un moschetto in bronzo ripescati in mare e inviati dal governatore Bernardo Sanvisente al governo.
Nell’ottobre 2003 due subacquei del posto, Vincenzo Mordenti e Pietro Lo Bue, segnalarono un cannone vicino all’imboccatura di Cala Pisana, sul lato est dell’isola. Le immersioni della Soprintendenza del Mare con i Carabinieri subacquei trovarono tre pezzi d’artiglieria lunghi circa due metri e mezzo, a una decina di metri di profondità, coperti dalla posidonia. Nel 2005 accanto ai cannoni emersero palle di ferro e mattoni.
Gli studiosi ritengono che i resti della galera capitana di Antonio Doria possano trovarsi ancora nel mare a nord dell’isola.
Fonti. T. Fazello, De rebus Siculis Decades Duae, Palermo 1557-1558; A. Nobili, Artiglierie da fuoco nelle acque di Lampedusa fra storia e ritrovamenti, Soprintendenza del Mare, Regione Siciliana.